The Performativity of the Book

Cos’è la performatività del libro? Cercare il movimento della performance all’interno del libro e allo stesso tempo fuori da esso, disconoscerne la qualità di oggetto finito perché il libro non sia mai un fine ma solo un passaggio. A partire da o verso la forma libro, pensarne la performatività può significare capire come il processo di traduzione preveda alcuni codici nascosti e riveli alcune formule segrete in grado di dissolvere schematismi rigidi in processi sempre più fluidi, oppure rimettere in discussione i ruoli, i tempi di attivazione e gli spazi di relazione che portano alla realizzazione del libro stesso.

“Writing Self, Writing Nation”: abbiamo preso a prestito questo titolo dalla raccolta di testi pubblicata da Theresa Hak Kyung Cha e, a partire dalla proposta di tre moduli – performatività della lettura, performatività della scrittura, performatività dell’oggetto – abbiamo discusso e decostruito una forma di rappresentazione che, racchiusa nella relazione fra lingue e identità nazionali, individua e separa l’autore dal lettore del testo, l’oggetto dal soggetto della performance.

Il libro può essere ripensato allora come un’azione performativa in grado di attraversare forme di scrittura collettiva e letture soggettive, misurare le distanze e gli intervalli che separano una pratica discorsiva che vuole diventare un processo capace di impegno reale. Proprio per questa volontà di riconfigurare uno spazio condiviso di significazione, la performatività del libro può dischiudere la possibilità di una comunità immaginata per “soggetti in transito”, una comunità che non può essere confinata dentro o a partire da una nazione.

Abbiamo immaginato che la performatività del libro possa essere:

Inventare una lingua segreta di genere,
o mangiare un libro di riso geneticamente modificato;
ripetere uno scioglilingua nel suono di una lingua sconosciuta
o recitare una storia mitologica che poco a poco sfalda il suo significato;
mettere in mostra la costruzione delle immagini
o partire dalla memoria di altre immagini;
classificare i codici corporei di un legame di convenienza,
o tradurre quelli di una consapevolezza sessuale che si fa politica.

PROGRAMMA SERATA

19.30
Performance “Nine Phrases” (20min)
Miao Zhiyu, Jiang Wanyi, Zhao Siyu

20.30
Presentazione “Tra noi e il mondo nessuno schermo” (20min)
Simona Cioce, Benedetta Dosa, Chiara Lupi, Sara Marcon, Chiara Onestini, Wang Mengyn

INSTALLAZIONI E PROGETTI

“It’s something real but just a proposal”
Matteo Canetta, Daniela Poschauko, Federica Zanoni

“Lingue sciolte”
Cristina Gozzini, Rebeca Yun Hee Pak, Mario Nicolas Ramirez, Wu Tianrou

“Matrimonio di convenienza nel cinema cinese”
Chen Zihan, Gao Man, Luo Wei, Yang Dingxuan

“Why Don’t You Show Your Anger?”
He Meiyue, Liang Yiyan, Liu Xuan, Wu Chenan, Zhao Siyu, Miao Zhiyu

“A noi”
Andrea Alfano, Jacopo Martinotti, Arianna Cavigioli

Un ringraziamento speciale a Standards e a Gaia Martino, Nicola Ratti, Michele Lori, Roberta Pagani, per il prezioso supporto ai progetti e per la collaborazione all’organizzazione dell’evento.

Progetto Grafico
Chiara Onestini